L’eredità dell’amore libero: dai fiori nei cannoni al poliamore
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L’eredità dell’amore libero: dai fiori nei cannoni al poliamore

Perché sognare la libertà era più facile che gestirla: breve storia di come siamo passati dalle comuni alle agende condivise.

Se oggi possiamo parlare di poliamore senza finire immediatamente sul rogo della pubblica opinione lo dobbiamo in gran parte a un gruppo di persone che, circa sessant’anni fa, ha deciso che “mettere i fiori nei cannoni” era un’ottima idea, ma metterli anche nel letto degli altri lo era ancora di più. Il concetto di amore libero è esploso nel 1968 come una bomba atomica di glitter e ribellione, promettendo di liberare l’umanità dalle catene del matrimonio patriarcale e della gelosia borghese. Ma tra il dire e il fare, come spesso accade, si è messo di mezzo il fattore umano (e qualche pessima scelta di arredamento).

Il sogno delle comuni hippy: sesso, droga e… piatti sporchi

L’idea alla base delle comuni hippy era meravigliosamente semplice: se abbattiamo i muri delle case, abbattiamo anche i muri tra le persone. Niente più “mio” e “tuo”, né per quanto riguarda la terra, né per quanto riguarda i partner. L’amore libero non era solo una questione di sesso occasionale tra una nuvola d’incenso e l’altra; era una dichiarazione politica. L’obiettivo era scardinare la famiglia nucleare, vista come la cellula base del capitalismo e della repressione sessuale.

Tuttavia, vivere in venticinque in un casale in Toscana o in una soffitta a San Francisco ha fatto emergere rapidamente dei problemi logistici che i manifesti ideologici non avevano previsto. Mentre tutti erano impegnati a decostruire il concetto di possesso, nessuno sembrava particolarmente entusiasta di decostruire il concetto di “chi deve pulire il bagno”. Molte di quelle esperienze sono naufragate non per mancanza di ideali, ma per eccesso di caos e una drammatica carenza di organizzazione.

Perché l’amore libero del ‘68 non è il poliamore di oggi

C’è una differenza fondamentale tra i ribelli del ‘68 e i praticanti della non-monogamia etica del ventunesimo secolo. All’epoca, l’amore libero era spesso interpretato come l’assenza totale di regole. Si pensava che la gelosia fosse solo un costrutto culturale che sarebbe svanito magicamente una volta bruciato il reggiseno o gettata via la cravatta.

Non è andata proprio così. La gelosia è rimasta lì, acquattata sotto i poncho colorati, pronta a esplodere in drammi epocali perché, purtroppo, le emozioni non seguono sempre i volantini politici.

Nelle comuni hippy, inoltre, il confine tra libertà e mancanza di rispetto era spesso molto sottile. In nome della “non-esclusività”, molte persone (soprattutto donne) finivano per subire dinamiche di potere poco chiare o pressioni emotive per accettare situazioni che non desideravano affatto. Il poliamore moderno ha imparato la lezione: oggi sappiamo che per essere davvero liberi non servono tanto le regole, ma accordi più chiari e trasparenti.

L’eredità: cosa è rimasto di quella rivoluzione?

Nonostante i fallimenti logistici e le ingenuità psicologiche, non possiamo che ringraziare quel periodo. Se non fosse stato per l’amore libero, oggi saremmo ancora incastrati nell’idea che l’unico modo accettabile di amare sia quello approvato da un notaio. Gli hippy ci hanno lasciato in eredità il dubbio, la curiosità e il coraggio di chiederci: “E se ci fosse un altro modo?”.

Hanno dimostrato che la famiglia può essere una scelta e non solo un legame di sangue, e che la sessualità può essere una fonte di gioia e condivisione piuttosto che un segreto da nascondere in camera da letto. Le comuni hippy sono state il laboratorio a cielo aperto in cui l’umanità ha iniziato a sperimentare la possibilità di una connessione che non passasse per il controllo dell’altro. Sebbene oggi preferiamo gestire le nostre relazioni con un po’ più di terapia e molti più messaggi su Telegram rispetto a loro, il fuoco sacro della loro ribellione arde ancora in ogni coppia che decide di definire i propri confini in autonomia.

Dal flower power al potere del consenso

In conclusione, l’amore libero ci ha dato la spinta per uscire di casa, ma le esperienze fallimentari di molte comuni hippy ci hanno insegnato che senza consenso, comunicazione e un briciolo di pragmatismo la libertà diventa solo un altro modo per farsi del male.

Oggi non abbiamo bisogno di vivere tutti sotto lo stesso tetto per amarci liberamente. Abbiamo bisogno di essere onesti, di rispettare i tempi dell’altro e di capire che il vero atto rivoluzionario non è andare a letto con chiunque, ma restare umani e gentili mentre ci affacciamo in territori affettivi inesplorati. Forse non abbiamo più i capelli lunghi fino alle ginocchia (o forse sì, de gustibus), ma lo spirito di chi vuole amare senza padroni è più vivo che mai


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