Capire la gelosia: guida pratica per non farsi divorare
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Capire la gelosia: guida pratica per non farsi divorare

Come gestire la paura dell’abbandono nelle relazioni libere.

Eccola lì. Arriva senza bussare, di solito intorno alle due di notte o proprio mentre il tuo partner si sta spruzzando quel profumo che costa come il vostro affitto per uscire con qualcun altro: la gelosia. Quel mostro verde che ti morde lo stomaco e ti sussurra all’orecchio che sei sostituibile quanto l’ultimo modello di smartphone. Nel mondo delle relazioni non-monogame, la gelosia non è un errore di sistema, ma una funzione congenita che purtroppo non ha il tasto “mute”. Pensare di eliminarla del tutto è come farsi un giro sotto la pioggia sperando di non bagnarsi.

Il segreto non è non provarla, ma imparare a usare l’ombrello.

Perché proviamo questo fastidioso prurito psichico?

La gelosia non nasce perché sei “sbagliato” o perché il tuo rapporto sta colando a picco. È, tecnicamente, un segnale d’allarme del nostro cervello rettiliano, rimasto fermo all’Età della Pietra. Per il tuo inconscio, se il tuo partner ride alle battute di un altro, non sta solo passando una bella serata: sta minacciando la tua scorta di bacche per l’inverno.

Nelle relazioni più tossiche l’unico modo per gestire questo allarme è installare un antifurto satellitare sul partner: “Se ti controllo, io sarò al sicuro”. Peccato che la sicurezza costruita sul divieto sia fragile come una porcellana di Capodimonte. Nelle relazioni aperte o poliamorose, invece, facciamo una cosa che rasenta il masochismo ma che salva la vita: guardiamo il mostro e gli chiediamo: “Cos’è che volevi dirmi?”.

La paura dell’abbandono e il mito della sostituzione

Quasi sempre, dietro ogni attacco di gelosia, si nasconde lei: la paura dell’abbandono. È quel terrore primordiale che l’altro sia più divertente, più attraente o che, dio non voglia, sappia fare la carbonara meglio di te senza far rapprendere l’uovo. Temiamo, insomma, di essere “rottamati”.

Ma le persone non sono elettrodomestici. Se impariamo a vedere noi stessi come esseri unici e non come prestatori di servizi (tipo “quello che lava i piatti” o “quella che fa bene i massaggi”), la paura dell’abbandono inizia a sgonfiarsi. Il tuo partner non esce con qualcun altro perché tu “manchi” di qualcosa, ma perché il mondo è un buffet e limitarsi a mangiare sempre e solo lo stesso antipasto, per quanto ottimo, è un peccato mortale contro la curiosità umana.

Strategie di sopravvivenza per non finire in analisi

Quindi, cosa facciamo quando la gelosia bussa alla porta mentre sei a casa da solo a fissare il soffitto? Possiamo proporti piccole strategia di sopravvivenza emotiva (poi ci dirai se funzionano).

Distanziamento sociale dall’emozione. Invece di dire “sono geloso”, prova a dire “c’è una parte di me che sta avendo un attacco di panico degno di una soap opera brasiliana”. Vederti dall’esterno ti aiuta a non identificarti con il dolore.

Il kit di sopravvivenza solitaria. Se sai che il partner è fuori, non stare a scrollare Instagram come un ossesso in cerca di prove del reato. Quella è autodistruzione digitale. Fatti un bagno, gioca ai videogame, disegna o invita un amico a bere una cosa. Il segreto è ricordarti che sei un individuo intero anche senza il tuo “pezzo mancante”.

Comunicazione, non interrogatorio. Parlane, ma evita le accuse. Invece di gridare “Mi stai distruggendo!”, prova con un più civile “In questo momento la mia autostima è ai minimi storici, mi faresti un po’ di coccole quando torni?”. Funziona meglio, garantito.

La gelosia come bussola (un po’ arrugginita)

Incredibile ma vero, la gelosia può indicarti cosa ti manca davvero. Ti dà fastidio che vadano a ballare? Forse è perché tu e il tuo partner non ballate dai tempi del liceo. In questo caso, il mostro verde ti sta solo dando un suggerimento (poco delicato) per ravvivare la vostra routine.

Gestire la paura dell’abbandono richiede tempo e una dose massiccia di ironia. Ci saranno giorni in cui ti sentirai il Dalai Lama della libertà sessuale e giorni in cui vorresti solo bruciare tutti i manuali di poliamore del mondo. È normale. L’importante è ricordarsi che la fiducia non è la certezza che l’altro non ci lascerà mai, ma la consapevolezza che, se anche accadesse, noi saremmo comunque in grado di stare in piedi


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