Il mito della torta: perché l’amore non è una risorsa finita
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Il mito della torta: perché l’amore non è una risorsa finita

Oltre l’amore esclusivo: come scardinare la paura della scarsità affettiva e sopravvivere alla logica della monogamia tradizionale.

C’è un’idea tossica che galleggia nel nostro subconscio da secoli ed è quella che io chiamo “il mito della torta”. Secondo questa visione del mondo, il cuore umano è una teglia di medie dimensioni: se ne dai una fetta abbondante a un nuovo partner, ne rimarrà inevitabilmente meno per quello storico. Come se l’affetto fosse una risorsa scarsa, tipo il petrolio, l’acqua potabile o l’ultimo pacco di farina sullo scaffale durante il lockdown.

Ma ho una notizia per te, ed è il motivo per cui il poliamore terrorizza così tanto chi è abituato alla protezione della monogamia: l’amore non è una torta, anzi è come la rete Wi-Fi. Se aggiungi un dispositivo la connessione non scompare, al massimo devi solo comprare un router migliore.

L’abbondanza contro la scarsità (ovvero: smettila di contare le briciole)

Nella monogamia tradizionale ci hanno insegnato che l’amore esclusivo è l’unica prova valida del valore di un legame. “Ti amo così tanto che non guardo nessun altro” suona bene nelle canzoni dei Lunapop, ma nasconde un’insidia: l’idea che il tempo e l’energia dedicati a qualcun altro siano sottratti a te come fosse un prelievo al Bancomat.

Nel poliamore, invece, impariamo che l’amore genera amore. Hai presente quando ti innamori e ti senti così pieno di vita che improvvisamente sei più gentile con il cassiere del supermercato e più paziente perfino con tua madre? Ecco, quella è l’energia che trabocca. Non stai rubando fette di torta a nessuno; stai semplicemente imparando a cucinare in un forno più grande.

Il vero limite non è il cuore, è l’agenda

Dobbiamo però essere onesti: se il cuore è infinito, la tua giornata ha pur sempre solo 24 ore. Il mito della torta è falso per quanto riguarda i sentimenti, ma è crudelmente vero per quanto riguarda il tempo e le energie fisiche.

Non puoi essere in tre posti diversi contemporaneamente (a meno che non hai scoperto un nuovo concetto di spazio-tempo). Il problema non è che “ami meno” il partner A perché esci a cena con il partner B; il problema è che hai solo due braccia per abbracciare e una schiena che ha bisogno di dormire. La sfida della non-monogamia etica non è sicuramente gestire la scarsità d'amore, ma gestire l’abbondanza di logistica sì. È qui che molti inciampano: confondono la saturazione del calendario con la fine dell’amore esclusivo.

La gelosia e la sindrome della fetta mancante

La gelosia spesso nasce proprio da questo mito della torta. Quando vediamo il nostro partner con un altro veniamo assaliti dal panico. Iniziamo a pesare i baci, a cronometrare le telefonate, a fare l’audit dei post su Instagram.

Uscire da questa logica significa capire che l’amore che il tuo partner prova per un’altra persona non toglie nulla alla qualità del legame che ha con te. Anzi, spesso una persona che è libera di esplorare i propri desideri torna nella relazione primaria più felice e risolta. La tua fetta non è sparita; è solo che il tavolo si è allungato e il menu è diventato più interessante.

Verso una dieta di abbondanza

Smettere di vedere l’amore come una risorsa finita è l’unico modo per vivere relazioni libere dalla paura. Se la monogamia fondata sulla scarsità ci trasforma in poliziotti dei sentimenti altrui, l’apertura fondata sull’abbondanza ci rende custodi della felicità degli altri.

Quindi, la prossima volta che senti il morso della gelosia perché il tuo partner brilla per qualcun altro, ricorda: non ti sta togliendo il dolce. Sta solo scoprendo nuove ricette che, se avrai il coraggio di restare al tavolo, potrebbero arricchire anche il tuo menu


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