Se pensi che il poliamore sia un’invenzione dei millennial hipster di Berlino o di qualche comune californiana degli anni Settanta, preparati a fare un viaggio nel tempo. Destinazione: Parigi, 1929. Ai piedi della Sorbona, due giovani filosofi destinati a cambiare la storia del pensiero mondiale, Simone de Beauvoir e Sartre, stringono un patto che oggi definiremmo il "Protocollo Zero" delle relazioni aperte. Non c'erano app, non c'erano podcast sulla compersione; c'erano solo due menti brillanti e un’onestà radicale che avrebbe fatto tremare i polsi a chiunque.
Il patto: Amore necessario vs. Amore contingente
Il cuore del loro accordo era una distinzione filosofica che è ancora oggi la base di ogni rinegoziazione moderna. Sartre propose a Simone di distinguere tra due tipi di legame. Il primo era l’amore necessario: quello tra loro due. Un legame intellettuale, spirituale e vitale che non poteva essere scalfito da niente e nessuno. Erano una squadra, il porto sicuro reciproco.
Il secondo erano gli amori contingenti: le passioni, le avventure, l’attrazione per gli altri. Qualcosa che "accadeva" e che non doveva essere represso in nome di una fedeltà monogama.
La regola d'oro per far funzionare questa architettura? La trasparenza totale. Si scrivevano lettere chilometriche raccontandosi ogni dettaglio dei loro incontri. Era il loro modo di esorcizzare il segreto: se tutto è condiviso, nulla può diventare un tradimento. Ma, come vedremo, la teoria somiglia a un salotto parigino riscaldato, mentre la pratica è più simile a una trincea.
Perché l'esempio di Simone de Beauvoir e Sartre è utile (e pericoloso)
Il patto tra Simone de Beauvoir e Sartre ci insegna che una coppia può resistere a tutto — guerre, esili, successi mondiali e decine di amanti — se l'identità del "Noi" è percepita come un amore necessario più forte della somma delle parti. Hanno dimostrato al mondo che si può essere il punto di riferimento assoluto di qualcuno pur lasciandolo libero di esplorare l'universo.
Ma (un "ma" grande come la Tour Eiffel) c'è un rovescio della medaglia.
Leggendo i loro diari e le lettere che si scrivevano, troviamo chiaroscuri difficili da ignorare.
Intanto, la disparità di potere. Sartre usava spesso la libertà del patto con una leggerezza che rasentava il narcisismo, mentre Simone, pur essendo una pioniera del femminismo moderno, si è ritrovata più volte a gestire gelosie feroci e il peso emotivo di "terzi" che non sempre venivano trattati con la dovuta cura.
Inoltre, a volte il loro legame era così stretto che gli amori contingenti venivano trattati come satelliti o, peggio, come pedine di un gioco intellettuale, finendo per ferire profondamente chiunque entrasse nella loro orbita.
Cosa portiamo a casa oggi da questo laboratorio esistenzialista?
Beauvoir e Sartre ci hanno dato prova che rinegoziare l'amore è possibile, ma che la trasparenza, senza una profonda empatia, può diventare un’arma a doppio taglio. Ci insegnano che definire cosa sia "necessario" nella nostra vita è il primo passo per non perdersi, quando decidiamo di accogliere il "contingente".
Il loro patto è durato cinquant'anni. Non è stato un pranzo di gala, quanto piuttosto una battaglia quotidiana sporca di lacrime e inchiostro. Forse non è stato un esempio di "poliamore etico" secondo i canoni moderni, ma è stata la prima, coraggiosa rinegoziazione nella storia del poliamore. E se siamo qui a parlarne è perché quel seme di libertà ha ancora bisogno di essere coltivato (magari con un po' più di dolcezza)
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