Se pensi che le origini del poliamore coincidano con l'invenzione di Tinder, sei fuori strada. In realtà , la nostra specie ha passato molto più tempo a gestire letti affollati che a giurare fedeltà eterna davanti a un notaio. La monogamia, per quanto oggi sembri l’unica opzione disponibile nel menù della vita, è una trovata relativamente recente, un po’ come il glutine nelle diete o gli aggiornamenti obbligatori di Windows: a volte serve, ma spesso crea più bug di quanti ne risolva.
L’epoca d’oro del "tutti con tutti" (o quasi)
Prima di iniziare a costruire staccionate e a mettere lucchetti ai cancelli, i nostri antenati cacciatori-raccoglitori vivevano in quella che gli antropologi chiamano "condivisione delle risorse". E per risorse non intendevano solo le bacche e la carne di mammut, ma anche l'affetto e l’intimità . Nelle società tribali, le relazioni non-monogame non erano una scelta eccentrica, ma una strategia di sopravvivenza. Se un bambino aveva tre potenziali padri che si occupavano di portargli il pranzo, le sue probabilità di arrivare all’età adulta aumentavano drasticamente. L'amore era una rete, non un duello.
Poi, purtroppo, abbiamo inventato l'agricoltura. E lì sono iniziati i veri problemi. Non appena l'essere umano ha iniziato a dire "questo pezzo di terra è mio", ha sentito il bisogno di dire anche "questa persona è mia". La monogamia è nata solo per un motivo (molto poco romantico): l'eredità . Bisognava essere certi che le capre e i sacchi di grano andassero al figlio "giusto", ed ecco che in un attimo abbiamo scambiato la libertà erotica con la stabilità catastale. Praticamente, abbiamo barattato l'estasi per un recinto ben fatto.
Greci, Romani e il "fai come dico, non come faccio"
Se scaviamo nelle origini del poliamore non possiamo ignorare i classici. I Greci, ad esempio, erano maestri della compartimentazione. C’era la moglie per la gestione della casa e della prole, ma c’erano anche le etere per la conversazione brillante (e il sesso), e i giovani discepoli per la crescita spirituale (e il sesso).
I Romani, dal canto loro, erano ancora più pragmatici. Il matrimonio era un contratto d'affari, ma il tradimento era sport nazionale, a patto di non mettere in discussione il patrimonio familiare. Il concetto di "esclusività emotiva" come lo intendiamo noi oggi non esisteva: per i romani, il piacere era un bene di consumo. L'unico peccato era sprecarlo o, peggio, innamorarsi della persona socialmente sbagliata.
Il Medioevo e il cortocircuito romantico
A un certo punto è arrivata la Chiesa a mettere ordine (e ansia). Le relazioni non-monogame sono state inserite nel cassetto dei peccati capitali e abbiamo iniziato a bruciare persone sul rogo per molto meno di un bacio a tre. Ma siccome l’essere umano è un capoccione, il desiderio si è nascosto sotto il balcone con l'Amore Cortese. I cavalieri amavano donne che non si potevano concedere, creando una forma di poliamore platonico fatto di sospiri, canzoni e tornei in cui si vincevano fazzoletti profumati. Era il trionfo del "vorrei ma non posso", che ha gettato le basi per quella sofferenza romantica di cui siamo ancora tutti un po' schiavi.
Dal '68 alla rivoluzione digitale
Le vere origini del poliamore moderno, cioè quel movimento consapevole ed etico che ci piace tanto, le troviamo però nelle rivolte del secolo scorso. Le comuni hippy degli anni Sessanta e Settanta hanno provato ad abbattere i muri della famiglia nucleare. Hanno fallito? Spesso sì, perché pensavano che per sentirsi liberi bastasse togliersi i vestiti.
Noi però oggi abbiamo un vantaggio: abbiamo imparato dai loro errori, in quanto il poliamore attuale non è più solo "amore libero" (e senza regole), ma è una struttura complessa basata sulla comunicazione radicale e sul consenso. Le relazioni non-monogame del ventunesimo secolo sono figlie della psicologia, della negoziazione e (siamo onesti) di un uso massiccio di Google Calendar. Il poliamore oggi non è una scappatoia, ma la soluzione per non vivere in una configurazione che ci fa a volte sentire in prigione.
Perché parlarne oggi?
Analizzare le origini del poliamore ci serve a capire che non ci siamo improvvisamente "rotti". Se senti che l'idea di amare una sola persona per cinquant'anni ti toglie il fiato (e non in senso buono), non sei un alieno. Sei solo un primate che ha letto troppi libri di psicologia e ha capito che il modello standard è solo una delle tante opzioni sul tavolo.
Dalle tribù al contratto agricolo, dal peccato religioso alla rivoluzione hippy, oggi siamo nell'era della scelta consapevole. Il poliamore non è un ritorno alle caverne, ma un'evoluzione della civiltà : l'idea che l'onestà e la trasparenza valgano più di una facciata perfetta. Forse non abbiamo più mammut da cacciare insieme, ma abbiamo ancora un disperato bisogno di comunità e di legami che ci facciano sentire comunque liberi e completi.
Conclusione. Il passato è solo l’inizio
Le origini del poliamore sono scritte nel nostro DNA. Siamo creature sociali, curiose e capaci di una generosità affettiva che la monogamia forzata ha cercato di contenere per molto tempo. Benvenuto a bordo, e porta pure chi vuoi. Tanto, di spazio nel cuore (e nel blog) ce n'è per tutti.
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