Compersione: come arrivarci senza sembrare dei santi
Articolo

Compersione: come arrivarci senza sembrare dei santi

Provare gioia empatica per la felicità dell’altro: guida pratica per neofiti su come essere felici se il partner si diverte, senza forzature mistiche.

Se hai iniziato a masticare un po' di glossario delle relazioni non-monogame etiche ti sarai sicuramente imbattuto in una parola magica che viene pronunciata nei circoli poliamorosi con lo stesso tono reverenziale che si riserva ai miracoli di Lourdes: la compersione.

Per i non udenti della fluidità relazionale, la compersione è l’esatto contrario della gelosia. È la capacità di provare una gioia autentica, calda ed empatica nel vedere il proprio partner felice, appagato ed elettrizzato per una relazione (o anche solo per una notte di sesso) con un’altra persona. La teoria è poetica: il tuo fidanzato storico esce con una splendida creatura conosciuta su Tinder e tu, invece di consumarti le unghie sul divano, provi un calore al petto che ti fa sorridere e pensare: “Che bello, sono così felice che stia scoprendo nuove galassie emotive!”.

Bellissimo, no? C’è solo un piccolo problema: se sei un neofita, la prima volta che tenti l’esperimento, quel “calore al petto” non è compersione. È un principio di infarto da ansia da prestazione affettiva.

Il grande equivoco del Poliamoroso Zen

Il più grande errore che commette chi si affaccia alle relazioni libere è l’idealizzazione mistica di questa emozione. Esiste una narrazione tossica (sì, esiste il politossico anche nella non-monogamia) che dipinge il poliamoroso perfetto come un monaco buddista tibetano che ha completamente eradicato l’ego. Secondo questa vulgata, se provi un briciolo di gelosia significa che non hai lavorato abbastanza su te stesso, che sei ancora incatenato alle logiche patriarcali della proprietà privata e che, in fondo, sei un po’ retrogrado.

Così, pur di non sembrare l’anello debole della catena evolutiva, molti neofiti iniziano a simulare una compersione forzata. Si stampano in faccia un sorriso da assistente di volo della Ryanair mentre il partner si infila la giacca per andare a un appuntamento, ripetendosi allo specchio: “Io sono superiore. Io provo compersione. Io sono felice per lui”.

Poi, cinque minuti dopo che la porta si è chiusa, si ritrovano a fissare il soffitto in posizione fetale, divorati dal senso di colpa per il fatto di provare gelosia. È il festival del cortocircuito emotivo. Ma noi non siamo dei santi, siamo esseri umani cresciuti in un mondo monogamo. Ed è perfettamente normale.

Smontare la gelosia senza l'incenso

La gelosia non è un virus informatico da cancellare dal sistema con un antivirus spirituale; è un campanello d’allarme biologico ed evolutivo. Ti sta dicendo due cose molto semplici: o che hai paura di perdere una risorsa che ritieni preziosa (il tempo e l’attenzione del partner), o che quella situazione sta toccando una tua insicurezza antica (il timore di non essere abbastanza).

Per arrivare alla compersione bisogna smontare la gelosia come se fosse una bomba a orologeria in un film d’azione. Niente panico, niente lacrime melodrammatiche. Si prende il cacciavite dell’onestà e si guarda cosa c’è dentro.

Se il tuo partner si diverte con un'altra persona e tu provi rabbia, chiediti: “Ho paura che lei sia meglio di me o ho semplicemente paura che sabato prossimo non avremo tempo per noi?”. Nel novanta per cento dei casi, il problema non è l’altra persona (il metamour), ma la gestione dei patti all’interno della vostra coppia. La compersione non nasce dallo sforzo di essere generosi, nasce dalla sicurezza strutturale del legame. Se sai che il tuo “campo base” è sicuro, che i patti sono chiari e che il Google Calendar non mente, la felicità dell’altro smette di essere una minaccia e diventa, gradualmente, una bella notizia.

Linee guida per una compersione laica e senza forzature

Se vuoi sperimentare questa benedetta compersione senza per questo dover indossare una tunica arancione o recitare mantra prima di andare a dormire, ecco tre passi pratici per neofiti:

  1. Pratica la “neutralità” (la compersione dei pigri): Non è obbligatorio passare direttamente dal panico all’estasi mistica. C’è una terra di mezzo meravigliosa che si chiama neutralità. Il partner è fuori a cena? Tu non devi per forza brindare alla sua salute. Puoi semplicemente guardare una serie TV che lui odia, ordinare del cibo spazzatura e goderti la tua anarchia personale. Non provare dolore è già un ottimo punto di partenza per arrivare, un giorno, a provare gioia.

  2. Accogli l’energia di riflesso (l’effetto NRE): Sfrutta la fisica spicciola dei sentimenti. Quando qualcuno torna da un appuntamento andato bene è carico di energia positiva, buon umore ed entusiasmo (quella che in gergo chiamiamo New Relationship Energy). Invece di fare l’ispezione della Scientifica, prova a goderti quella scia di luce. Un partner felice è un partner più simpatico, più rilassato e spesso persino più intraprendente a letto. Questa è compersione utilitaristica, d’accordo, ma funziona benissimo.

  3. Firma il verbale della realtà: Quando il partner rientra, guardati intorno. Sei ancora vivo, la casa non è andata a fuoco e il legame è esattamente lì dove lo avevi lasciato. La compersione si nutre di prove empiriche: più volte sperimenti che l’altro torna e che il soffitto non crolla, più la mente si rasserena.

Smettila di pretendere di essere perfetto. La non-monogamia etica è un percorso di sintonizzazione. Accogli la tua gelosia, offrile una tazza di camomilla, guardala in faccia e poi lasciala andare.

La compersione arriverà da sola, senza forzature mistiche, nel momento esatto in cui capirai che la felicità di chi ami non toglie nulla alla tua interezza. Fino ad allora, un bel coprifuoco digitale e una maratona della vostra serie preferita andranno più che bene.

Non avere fretta di sembrare illuminato: il poliamore consapevole si costruisce un passo alla volta, partendo dal rispetto delle proprie ombre per poter, finalmente, godere della luce altrui.


Condividi questo articolo
WhatsApp